
Se chiediamo ad un bambino di 3 anni di indicarci, all’interno di un disegno, un albero, egli, con tutta probabilità, sarà in grado di farlo senza alcuna difficoltà. Se però chiediamo allo stesso bambino: “cos’è un albero?” egli non sarà in grado di rispondere.
Ciò non significa che al bambino mancano le conoscenze di botanica necessarie ad identificare un albero, semplicemente, il bambino ragiona in maniera differente dall’adulto.
Il pensiero del bambino si basa principalmente sulle caratteristiche fisiche degli oggetti. È un pensiero che funziona “per complessi”.
Potremmo spiegare i complessi in maniera molto semplice, paragonandoli ai cognomi: un bambino di 3 anni è in grado di dire che Giuseppe Rossi e Fabio Rossi appartengono alla stessa famiglia; tuttavia, probabilmente, se proviamo a chiedergli se anche la signora Giulia Bianchi, moglie di Giuseppe Rossi, appartiene alla stessa famiglia, risponderà di no.
I complessi, in effetti, non sono altro che delle parole che ricordano quelle dell’adulto ma, in realtà, non hanno niente a che vedere con esse. Gli adulti ragionano, invece, per “concetti”.
I concetti sono delle rappresentazioni sovraordinate che si presentano in forma astratta e sono legati, gli uni con gli altri, da legami relazionali.
Una persona che ragiona per concetti risponderà che anche la signora Giulia Bianchi, in quanto moglie di Giuseppe Rossi, fa parte della stessa famiglia in virtù del vincolo matrimoniale.
Il bambino e l’adulto chiamano “cane” lo stesso animale ma, nella mente del bambino, la parola “cane” potrebbe includere anche il gatto, la tigre ed altri animali a 4 zampe mente per l’adulto la parola “cane” designa solo quello specifico animale.
Ciò è possibile perché l’adulto usa una serie di “legami” astratti tra il concetto di essere vivente, quello di cane, quello di animale a 4 zampe. L’adulto effettua un confronto basato sia sulla somiglianza che sulla differenza; il bambino usa solo la somiglianza poiché la differenza si svilupperà solo più tardi. Il pensiero del bambino è un pensiero che va dal basso verso l’alto, dal particolare al generale, ragion per cui, una caratteristica fisica (4 zampe) può essere estesa anche ad altri oggetti che hanno la stessa caratteristica pur non avendo nulla in comune (gatti, zebre, tigri, ecc…) con l’oggetto di partenza (il cane).
L’adulto ragiona in maniera inversa, dal generale al particolare, dall’alto verso il basso, dall’astratto al concreto, mediante un processo di somiglianza e differenza. Ad un certo punto dello sviluppo, intorno ai 12 anni, il bambino diviene capace di ragionare per concetti; le linee di sviluppo dei due tipi di pensiero, concreto ed astratto, si fondono pur mantenendo le loro caratteristiche peculiari.
L’anello mancante, il punto di fusione, la chiave di volta, tra queste due forme di pensiero è la parola.
La parola, che per il bambino non è altro che un segno, non può esistere senza uno specifico significato. Così, la parola “pesce” non indica più il tonno, il gambero e la balena, ma acquisisce un significato specifico di “animale dotato di pinne che vive nel mare, respira con le branchie, e non è un mammifero). La balena smette di essere pesce! L’uso di una parola non è un processo meccanico ma avviene secondo una logica che, proprio grazie al significato, riesce a collegare tra di essi un insieme infinito di concetti per formare una frase composta da un senso ed un numero finito di segni. Ecco perché la parola è così importante.
Il linguaggio trasforma un gesto automatico, una semplice ripetizione di suoni, in un atto cosciente e volontario intriso di significato, la parola. Limitare la parola significa uccidere il pensiero, relegare l’uomo nell’abisso dell’ignoranza, privarlo della coscienza e della volontà. Ecco perché bisogna battersi affinché la libertà di espressione sia sempre e comunque tutelata. Tutti coloro che si sentono minacciati dalle parole temono, in realtà, soltanto il pensiero, l’intelligenza. Cercare di censurare un commento aggrappandosi all’idea della “vittima mediatica”, significa soltanto cercare di uccidere il pensiero trasformando gli uomini in burattini, servi fedeli, in modo da non doverli temere.
Pensiamo ai recenti scandali sulla pedofilia all’interno dei quali, più volte, la Chiesa è stata definita una vittima mediatica. In realtà, si è soltanto cercato di zittire le coscienze, di mettere a tacere l’intelletto per tutelare un potere temporale che tracolla e rischia di sgretolarsi. Ma cos’è una vittima mediatica? Teoricamente, se interpretiamo il termine in maniera corretta, è colui che è vittima del pensiero, dell’intelletto, della coscienza. Ma dire che si è vittime del pensiero equivale a dire che si è vittime in quanto vittime, ovvero equivale a dire niente.
Se lancio un sasso e chi mi sta accanto pensa che sto lanciando un sasso che senso ha dire che sono vittima dell’aver lanciato un sasso!? Definirsi “vittima mediatica” equivale a dire che si è vittime dell’aver lanciato il sasso; non vittime del “gesto”, né vittime di colui che, giustamente, pensa che io stia compiendo quel gesto ma, semplicemente, vittime dell’idea del gesto, cioè del nulla. Se osserviamo un uomo attraversare una strada e pensiamo “sta attraversando la strada”, definirlo vittima mediatica significa riconoscere che egli è vittima della nostra riflessione corretta. Non è quindi una nostra vittima, non è una vittima della strada, è una vittima del pensiero.
Per anni sono stati commessi i crimini più atroci senza che si sapesse nulla; oggi abbiamo internet, il canale di comunicazione per eccellenza, e ciò non è più possibile. Grazie al silenzio, all’uccisione del pensiero, sono state create le dittature, sterminate intere popolazioni, e molto altro. Non possiamo permettere che accada ancora, non possiamo lasciare che un governo, soprattutto se straniero, ci privi della più alta espressione del nostro pensiero, il linguaggio, la comunicazione. Non possiamo lasciare che censurino internet in maniera indiscriminata solo per difendere il loro potere.
Se oggi siamo in grado di scegliere in maniera consapevole è anche grazie ad internet che ci ha liberati dallo sterminio delle coscienze. Salviamo internet; salviamo in nostro pensiero!







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