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    La metafora dell'homo machina ha sedotto ed affascinato, per anni, diverse generazioni di psicologi. Secondo la Human Processing Information Theory, ad esempio, l’uomo è paragonabile, nel funzionamento, ad un computer, caratterizzato dalla presenza di una memoria a breve termine (RAM) dal contenuto limitato a circa 7 items che, se vengono elaborati, passano ad una struttura di immagazzinamento più complessa e capiente (una specie di Hard-Disk chiamato memoria a lungo termine) dal quale possono essere recuperati successivamente.

    Ovviamente, questa non è altro che una sintesi massimale della teoria vera e propria, che serve soltanto ad evidenziare come, basandosi su semplici analogie speculative, si possa erroneamente incorrere nel mito dell'homo machina. Tuttavia, per quanto affascinate, la metafora dell’uomo che agisce come computer è stata, di gran lunga, travisata; alcuni ambiti dell’informatica l’hanno fatta propria arrivando a parlare di Intelligenza Artificiale, reti neurali, neuroni artificiali. Affascinante ma attualmente è pura fantascienza (salvo alcune rare applicazioni). L'idea di base della psicologia cognitiva è che l’uomo è soggetto a delle regole, proprio come i computer, e che alcuni comportamenti possono essere spiegati utilizzando, in via del tutto semplificativa, un linguaggio proprio della scienza dell’informazione. La realtà dei fatti è che l'uomo è un soggetto razionalizzatore, più che razionale, che agisce guidato da schemi comportamentali a volte coscienti, altre volte no.

    La natura di questi schemi si sviluppa lungo l'arco della vita, a partire dall’infanzia, aumentando di complessità, integrazione e flessibilità. In parole povere, l’immagine della realtà che noi percepiamo non è l'esatta copia della realtà oggettiva (realtà ontologica) ma, piuttosto, un'immagine di essa costruita dalla nostra mente in virtù di quelli che sono i nostri schemi. Le cognizioni e le emozioni sono due processi separati, ma interconnessi, che lavorano in parallelo. La conoscenza è rappresentata in schemi, gerarchicamente ordinati, a loro volta composti da variabili e celle, che contengono informazioni in merito agli attori, ai comportamenti ed alle conseguenze.

    Ad esempio, lo schema WWDC è composto da 3 celle: Apple (prima cella) ogni anno a giugno tiene la WWDC (seconda cella) durante la quale presenta l'iPhone (terza cella). Appena sentiamo parlare di WWDC, essendo abituati al fatto che i precedenti iPhone sono stati presentati in quella occasione, tendiamo a richiamare in mente lo schema Apple-WWDC-iPhone. Tuttavia, le cose potrebbero andare diversamente e se, come da molti annunciato, quest'anno Apple decidesse di non presentare l'iPhone alla WWDC, andremmo incontro alla regola dell’invalidazione che ci porterebbe a modificare lo schema.

    Grazie all’invalidazione estendiamo la nostra conoscenza, introducendo una nuova variabile all’interno di una schema già posseduto che ci consente di prevedere con maggiore accuratezza la realtà. Lo scopo degli schemi è, infatti, quello di consentirci di fare delle previsione sul comportamento degli altri, in modo da prepararci ad agire di conseguenza.

    In realtà, ogni schema è collocato all’interno di uno schema sovra-ordinato che fa riferimento al funzionamento globale dell’individuo e che, per essere funzionale, deve rispondere a 3 requisiti:
    1. Essere percorribile
    2. Avere un utilità per il soggetto
    3. Essere flessibile

    Se uno schema è irrealistico, dannoso e rigido, diventa disfunzionale e può indurre uno scompenso. Ogni sistema, come sappiamo, è in grado di tollerare una certa quantità di scompensi, superati i quali si va incontro all’instaurarsi di una crisi.

    Ovviamente, la capacità di elaborazione è soggettiva: alcune persone, dinanzi alla (forse) decisione di non presentare l'iPhone alla WWDC, reagiranno con indifferenza, altri con delusione, altri ancora criticheranno questa scelta. Ed proprio a quest'ultima categoria di persone che voglio rivolgermi; sapere con certezza il lancio di ogni nuovo iPhone può essere utile (ad esempio per mettere da parte i fondi per acquistarlo) ma allo stesso tempo diviene noioso e ripetitivo. Non è forse la sorpresa a rendere Apple ciò che è? Pensate a come vi sentite quando ricevete una sorpresa, a ritrovarvi all'improvviso con il lancio di un nuovo iPhone e dover organizzare tutto per il suo arrivo; non è più eccitante? Divertente? E poi, se proprio non riuscite a non criticare questa scelta ricordatevi che dalla data di presentazione al lancio sul mercato passa del tempo, a volte ampiamente sufficiente per organizzarsi.

    Un consiglio? Meditate sulle vostre emozioni e pensate a godervi la gioia della sorpresa che ogni singolo attimo della vostra vita sa regalarvi…per l'iPhone c’è sempre tempo.