
Da piccolo volevo fare lo scienziato o, in alternativa, il cuoco. Ma in realtà, come la maggior parte dei miei coetanei, non sapevo veramente cosa avrei voluto fare da grande.
Come quasi tutti i bambini facevo scorrere i pomeriggi giocando con i Lego, i personaggi dei Cavalieri dello Zodiaco o con qualche videogame. Molto di meno con questi ultimi, in realtà. Vuoi perché non ancora così diffusi, vuoi perché la mamma li considerava in un certo senso "nocivi" per una buona educazione.
Eppure io e mio fratello siamo stati i primi del nostro palazzo ad avere in casa un Personal Computer. Un 286 su cui girava il DOS. Avere un padre ingegnere e propenso alla tecnologia aveva i suoi vantaggi. Abbandonò il tecnigrafo non appena fu possibile tracciare planimetrie e progetti sui monitor al fosforo e memorizzarli in digitale.
Avevamo anche un Atari 7800, in cui il gioco più emozionante rappresentava una navicella spaziale con un pallino. E questa sparava proiettili a forma di pallino, a nemici a forma di pallino. A dispetto di mia mamma posso dire che quei videogame, diversamente da quelli odierni, sviluppavano l'immaginazione. Eccome.
Nonostante questo crebbi in un mondo in cui si usciva ancora a giocare a calcio in cortile, o a fare le basi con gli amici. Trovarsi coi compagni per videogiocare era quasi proibito. Perciò passai molto più tempo a giocare a nascondino che a "smanettare" sulla tecnologia in quegli anni. Per forza.
Eppure la tecnologia mi lasciò il segno. Mi appassionò da subito. Non so se mi colpirono di più le ore impiegate a guidare Guybrush Threephood su Monkey Island o gli Walkman della Sony. So solo che tutto ciò che parlasse la lingua dell'elettronica o del digitale mi appassionava.
Così dopo il liceo scelsi di diventare un informatico. Volevo capire la lingua dei computer, saperci parlare con disinvoltura.
Superati gli anni di schiavitù marchiata Microsoft, con l'università conobbi Linux e Mac OS X. I prodotti Apple per ultimi in verità.Il mio primo Mac fu un iBook G4 12" sul quale installai Gentoo Linux. Mi innamorai letteralmente di quel computer. Sembrava venuto dallo spazio. Fu l'acquisto che segnò la svolta per il mio corredo hardware. Da quel momento in poi acquistai solo dispositivi Apple, imparando ad apprezzarne anche il software.
Oggi sono un informatico. Un appassionato di tecnologia che ha ricevuto la notizia della scomparsa di Steve Jobs come un pugno nello stomaco. Prima o poi questa notizia sarebbe arrivata, certo. Ma fa comunque male.
Steve Jobs non era propriamente un informatico. Non era un tecnico. Ma era un genio. Una persona che riusciva veramente a vedere nel futuro.
Terrò il suo esempio e le sue parole sempre vive nella mia mente affinché possano aiutarmi a fare del mio meglio nel lavoro e nella vita. Perché anche per essere un uomo comune, un compagno di vita, un lavoratore, un padre, bisogna saper vedere nel futuro e vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo. Non dimenticando mai che il miglior modo di prevedere il futuro, è inventarlo.
Addio Steve, grazie per aver fatto del tuo meglio.
Chiudo riportando il famoso discorso che Steve tenne nel 2005 ai neolaureati della Stanford University. Se lo ascoltate con il cuore e la mente aperti, vi cambierà la vita, perché cambierà il vostro modo di affrontarla.
P.S. E' da diversi mesi che non riesco più a dedicare molto tempo a UMAG e colgo questa triste occasione per informarvi che con questo articolo intendo concludere le pubblicazioni, almeno per quanto riguarda le news. Il forum resterà comunque aperto e, se ci saranno futuri sviluppi, vi informerò senza dubbio.
Marco.








Sezioni
Categorie
Commenti Recenti

